La lavagna del Prinz. Fortuna Düsseldorf-St. Pauli

26/04/2016 FC St. Pauli |  Autore: Sergio Sorce

Sono amareggiato per la prestazione opaca. Non penso sia mai giusto contestare le scelte di nessun Mister.
Lui conosce i giocatori, lui li vede in allenamento tutti giorni e li conosce meglio di chiunque altro.
Ma fatico molto a capire il perché di certe scelte quindi, come i peggio commentatori da bar, vi esprimo le mie perplessità.

Anche se la grafica vi dice che giocavamo con un 4-2-3-1 fidatevi, è un pò che schieriamo un classico 4-4-2 o al massimo un 4-4-1-1.
Ma i numeri dicono poco.
Il 4-4-2 secondo me non è uno schema attuale ed efficace. Soprattutto in campionati dove la fisicità è una variabile imprescindibile.
Partiamo dalla fase di non possesso. La squadra deve rintanarsi quasi tutta nella propria metà campo con il baricentro bassissimo ma di contro il pressing diventa quasi nullo. Difficile proporre un calcio così di questi tempi.
Va bene utilizzarlo se la squadra non è all’altezza degli avversari ma non è il nostro caso che, nonostante le premesse, ci siamo ritrovati a puntare a salire (forse ve ne avevo già parlato).
Vantaggio: in questo modo si evita di offrire spazi tra le linee, problema storico del 4-4-2, tenendole unite e creando una densità tale di uomini da non offrire giocate in verticale all’avversario.
Da un punto di vista della collocazione degli uomini si rimane sul classico: le fasce coperte sia dalle ali che dai terzini, gli attaccanti che arretrano fino a metà campo a creare un primo ostacolo al gioco avversario e i centrocampisti che, insieme ai difensori centrali, ostruiscono tutta la zona di area di rigore e tre quarti.
Dubito sul fatto di lasciare Alushi accanto ad un solo mediano oppure utilizzarlo come seconda punta.
Sarebbe meglio impiegarlo in un centrocampo a tre, con due mediani a supportarlo e dargli la possibilità di impostare.
Infatti nel secondo tempo è stato riportato sulla mediana (dove ha fatto discretamente) dopo un primo tempo impalpabile da punta.

Torniamo al 442.
Soluzioni: attendismo, insomma, ma che permetta di evitare di offrire spazi e soprattutto non conceda superiorità numerica al centrocampo avversario semplicemente perché in fase di impostazione gli uomini di mezzo avversari si trovano di fronte gli attaccanti dei Pirati e poi dietro una nuova barricata con tendenzialmente due mediani; questa disposizione dovrebbe sopperire al tre contro due che, fisiologicamente, potrebbe verificarsi affrontando i soliti tre centrocampisti dei classici 4-3-3 e 4-2-3-1 o quelli dell’insolito 4-1-4-1 del Fortuna.
Quando impostiamo il gioco però i centrocampisti dovrebbero sempre essere coadiuvati da una delle due ali che, accentrandosi fino a quasi diventare un interno, creerebbero parità numerica con due ulteriori vantaggi, ovvero aprire lo spazio per il terzino della medesima fascia e mantenere due giocatori sulla corsia opposta pronti a diversificare l’azione in qualsiasi momento.
Con un tale atteggiamento si permetterebbe a entrambi gli attaccanti di stazionare sempre in area di rigore offrendo molteplici soluzioni se si riuscisse ad arrivare al cross.

Pensate al nostro goal.
Sobota tiene palla, attende la sovrapposizione di Buballa che crea un 2vs1 in fascia che gli permette di andare al cross, Picault taglia perfettamente sul primo palo e goal.
In un tale sistema di gioco è evidente come i ruoli fondamentali siano quelli dei laterali, ali o terzini che siano, perché dai loro movimenti ad accentrarsi o a spingere dipende lo sviluppo del gioco.
Questa manovra l’abbiamo riproposta due volte sulla fascia sinistra e zero sulla destra.
Inconcepibile se si vuole giocare così.
Per tornare al modulo, la zona esterna è comunque quella che mi impensierisce meno, abbiamo più scelte di discreto valore.
Quindi per giocare così dovremmo trattare i centrocampisti di fascia come se si giocasse con un 4-3-3 ma in realtà all’interno di un 4-4-2.
A questo punto Rzatkowski e Dudziak e Butchmann sarebbero l’ideale.
Una volta conquistata la palla nella nostra metà campo dobbiamo riversarci in quella avversaria con pochi tocchi e velocità, con i terzini che diventano vere e proprie ali ma che sono prontamente veloci a rientrare e a rimettersi in linea con i due difensori centrali.
I centrali difensivi sono forti nella marcatura individuale ma meno nell’impostazione quindi dovrebbe abbassarsi un regista (Alushi come è successo di fatto nel secondo tempo) e tutta la squadra deve imparare a muoversi in funzione della palla. Cosa che non facciamo affatto.

Ora vi chiedo di perdonare questo sfogo e fare un gioco.
Come schierereste voi i Pirati? Modulo e uomini?
La prossima volta vi dirò la mia.

(Massimiliano detto Prinz. Nasco fantasista, faccio rap e dispenso perle di tattica)